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realtà
storica e romanzo
La cosa più difficile, quando ci si trova di
fronte a una realtà come quella della Filibusta
e dei Caraibi del XVII secolo, è rendere una
realtà storica di guerre e violenza, nel
contesto di una trama che deve privilegiare una
storia d'amore. La pecca che ho nella
maggioranza dei casi riscontrato, è che, per
rendere la storia più appetibile e romantica, la
realtà viene romanzata e alleggerita al punto da
risultare poco credibile per chi la storia la
conosce.
Pirati e Corsari sono figure che stimolano la
fantasia, virtualmente eroi che inseguono una
causa generalmente giusta, sia essa di sostegno
al governo che servono e che giustifichi gli
atti di violenza, sia che riguardi una questione
di onore o di vendetta personale.
Ma se gli eroi devono essere in linea di massima
delle figure positive, che trasmettino una serie
di valori, la realtà in cui si muovono era cosa
ben diversa. Il brano seguente sulla violenza
lascia intravedere la punta di quello
che era la Filibusta.
Dopo aver approfondito la ricerca storica, mi
sono trovata di fronte a un dilemma non da poco,
sapendo di voler scrivere una storia d'amore e
d'avventura, senza rinunciare alla fondatezza
storica e alla credibilità dell'ambientazione.
E' ovvio che un ambiente simile non poteva non
influire sui caratteri dei protagonisti, e
questo spiega la scelta di attribuire loro
atti di violenza, che di solito, nei
romance classici non emergono.
Io credo sempre che non esista un personaggio
"totalmente buono" e un personaggio "totalmente
cattivo", ma infinite miscele che danno vita
alle figure più intriganti, sia nel bene come
nel male. E sono pure del parere, che un
romanzo, pur trattandosi per definizione di
un'opera di fantasia, sia molto più godibile se
possiede un fondo di verità.
Pirateria e violenza
Abituati alla violenza, i pirati, usciti o meno
dalla deportazione delle categorie pericolose,
aureolati o no dal prestigio della caccia agli
spagnoli, fecero della violenza una pratica
quotidiana e un'arma di primo piano, di
efficacia psicologica non trascurabile.
Per merito di Oexmelin e di Dampier, la
letteratura della Filibusta annovera dei veri
classici della violenza, a partire dal XVI sec.,
le imprese di corsari come Jacques Sore a Cuba
li mostravano capaci di massacrare tutti i
prigionieri, incendiare ospedali e chiese,
mettere a sacco case e piantagioni.
Cinquant'anni più tardi i figli dei coloni
impararono a temere le scorrerie dell'olandese
Pie de Palo, come i loro padri avevano temuto
quelle di Drake.
Nella sua prima grande spedizione alla conquista
di Portobello, Morgan usò la violenza come mezzo
di intimidazione. Poichè i soldati del primo
forte incontrato avevano opposto tenace
resistenza, il corsaro inglese li fece passare a
fil di spada "per seminare il terrore nel resto
della città".
Così facendo ottenne la resa della città. Per
conoscere il luogo dove erano stati nascosti i
tesori, fece interrogare i prigionieri e molti
di essi morirono sotto tortura. Ma nessun altro
filibustiere raggiunse la feroce reputazione di
Monbars, detto lo Sterminatore, che iniziò a
vincere col "terrore dello sguardo" e concludeva
con "la forza del suo braccio".
L'Olonnese fu l'uomo della violenza gratuita:
"in merito vi è una grande differenza fra questi
due avventurieri; l'Olonnese ha fatto spesso
morire spagnoli che non gli opponevano
resistenza, mentre Monbars non ha mai ucciso un
solo avversario che non gli resistesse".
Oexmelin, che distingue tra i due temperamenti,
narra in una celebre pagina il furore de
L'Olonnese, quando sentì parlare
dell'impiccagione riservata dagli spagnoli ai
pirati: "L'Olonnese a queste parole di boia e
di impiccagione divenne furioso, fece aprire il
boccaporto, attraverso il quale comandò agli
spagnoli di uscire uno alla volta, e man mano
che salivano, tagliava loro la testa con la
sciabola. Egli compì questo massacro da solo e
mantenne in vita solo l'ultimo, al quale diede
una lettera per il governatore di L'Avana, nella
quale gli diceva che degli spagnoli aveva fatto
ciò che il governatore aveva ordinato si facesse
di lui e dei suoi."
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