Auguri Vivissimi  di

                                   Buon Natale  e

                                         Felice 2009

         

 

 

31 Dicembre…

L’anticamera per la terra era deserta.
Il giovane controllò l’orologio e si avviò verso l’uscita.
Era tranquillo. Non aveva idea di ciò che l’aspettava, nessuno gli aveva detto niente, ma non si dava pena. Come tutti i giovani, era in forma, pieno di energia, di voglia di iniziare, di curiosità e anche di eccitazione.
Non aveva bagagli, ma gli sarebbe stato dato tutto ciò che gli sarebbe servito a tempo debito.
Uscì. Il sole pallido dell’inverno era appena sopra l’orizzonte e stava calando velocemente.
Percorse il sentiero, lo stesso che avevano percorso in molti prima di lui.
In fondo, su una panchina dalla vernice scrostata, trovò un vecchio ad aspettarlo.
Il vecchio dal volto canuto aveva le gambe accavallate e stava fumando una sigaretta. Non si diede la pena di guardarlo, la sua espressione era di stanchezza e di rassegnazione.
Il  giovane si avvicinò, in silenzio si sedette al suo fianco.
Notò una grossa valigia nera e la fissò incuriosito.
Per un lungo momento rimasero così, in silenzio, poi il vecchio prese la propria valigia e l’aprì.
Come d’incanto, ai piedi del giovane si materializzò un bagaglio nuovo di zecca, con le cerniere platinate.
Il giovane l’aprì. Era vuota.
Allora il vecchio iniziò a svuotare la propria valigia e a passargli il contenuto un pezzo per volta… Droghe, armi, pacchetti di azioni, mazzette di denaro, guerre, violenze, follie, povertà, indigenza, vivisezione, prostituzione, pedofilia, ignoranza, schiavitù…
Il giovane fissava il contenuto della valigia con le lacrime agli occhi, e si sentì vecchio quanto il vecchio.
Si chiese se non ci fosse proprio nulla di buono, quando il vecchio gli passò alcune piccole cose : bontà, altruismo, impegno, carità, valore spirituale, attivismo per la pace e i diritti degli esseri viventi…
Ora la valigia del vecchio era vuota, la sua era piena.
A quel punto il vecchio si tolse la sigaretta di bocca e sollevò dall’interno del cappotto liso un’ultima cosa, e gliela porse.
Il giovane la prese con mani tremanti e la fissò.
Era una piantina striminzita, sofferente, con un fusterello contorto piantato dentro un vaso di plastica, e un paio di foglioline atrofizzate.
“Cos’è?” chiese il giovane con voce strozzata.
“La speranza” rispose il vecchio con voce ruvida.

Il giovane scosse la testa abbattuto. La grande avventura aveva perso ogni attrattiva.
Il vecchio, dopo un istante, gli diede una pacca sulle spalle.
“Per quanto sembri brutta” disse “è la più tenace e la più importante… Non importa quanto pesante sia la tua valigia, o quanto bene o male tu abbia ereditato, questa pianta tiene in piedi il mondo. Grazie a lei, il bene che ti ho dato potrà crescere per contrastare il male.
Fino a che anche solo una foglia spunterà da quei rami rinsecchiti, ci sarà un domani, e ci sarà la possibilità che si tratti di un domani migliore” abbassò lo sguardo sul proprio
orologio, un vecchio modello di quello del giovane. “E’ ora. Vai adesso.”
Il giovane chiuse la valigia e si alzò, incamminandosi con la pianta in mano.
Si presentò al mondo sotto un manto di stelle, in una notte gelida.

L’aria era pungente e prometteva neve.

Si fermò un attimo, posò la pesante valigia, si aprì il cappotto nuovo e si sistemò la piantina sotto il maglione, vicino al cuore, perché stesse al caldo.
Si riabbotonò con cura il cappotto, sollevò il bagaglio… e sorrise al mondo che gli porgeva il benvenuto.

 

copyright  ©   Kathleen McGregor

 

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