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Dicembre…
L’anticamera per la terra era deserta.
Il giovane controllò l’orologio e si avviò verso
l’uscita.
Era tranquillo. Non aveva idea di ciò che
l’aspettava, nessuno gli aveva detto niente, ma non
si dava pena. Come tutti i giovani, era in forma,
pieno di energia, di voglia di iniziare, di
curiosità e anche di eccitazione.
Non aveva bagagli, ma gli sarebbe stato dato tutto
ciò che gli sarebbe servito a tempo debito.
Uscì. Il sole pallido dell’inverno era appena sopra
l’orizzonte e stava calando velocemente.
Percorse il sentiero, lo stesso che avevano percorso
in molti prima di lui.
In fondo, su una panchina dalla vernice scrostata,
trovò un vecchio ad aspettarlo.
Il vecchio dal volto canuto aveva le gambe
accavallate e stava fumando una sigaretta. Non si
diede la pena di guardarlo, la sua espressione era
di stanchezza e di rassegnazione.
Il giovane si avvicinò, in silenzio si sedette al
suo fianco.
Notò una grossa valigia nera e la fissò incuriosito.
Per un lungo momento rimasero così, in silenzio, poi
il vecchio prese la propria valigia e l’aprì.
Come d’incanto, ai piedi del giovane si materializzò
un bagaglio nuovo di zecca, con le cerniere
platinate.
Il giovane l’aprì. Era vuota.
Allora il vecchio iniziò a svuotare la propria
valigia e a passargli il contenuto un pezzo per
volta… Droghe, armi, pacchetti di azioni, mazzette
di denaro, guerre, violenze, follie, povertà,
indigenza, vivisezione, prostituzione, pedofilia,
ignoranza, schiavitù…
Il giovane fissava il contenuto della valigia con le
lacrime agli occhi, e si sentì vecchio quanto il
vecchio.
Si chiese se non ci fosse proprio nulla di buono,
quando il vecchio gli passò alcune piccole cose :
bontà, altruismo, impegno, carità, valore
spirituale, attivismo per la pace e i diritti degli
esseri viventi…
Ora la valigia del vecchio era vuota, la sua era
piena.
A quel punto il vecchio si tolse la sigaretta di
bocca e sollevò dall’interno del cappotto liso
un’ultima cosa, e gliela porse.
Il giovane la prese con mani tremanti e la fissò.
Era una piantina striminzita, sofferente, con un
fusterello contorto piantato dentro un vaso di
plastica, e un paio di foglioline atrofizzate.
“Cos’è?” chiese il giovane con voce strozzata.
“La speranza” rispose il vecchio con voce ruvida.
Il giovane scosse la testa abbattuto. La grande
avventura aveva perso ogni attrattiva.
Il vecchio, dopo un istante, gli diede una pacca
sulle spalle.
“Per quanto sembri brutta” disse “è la più tenace e
la più importante… Non importa quanto pesante sia la
tua valigia, o quanto bene o male tu abbia
ereditato, questa pianta tiene in piedi il mondo.
Grazie a lei, il bene che ti ho dato potrà crescere
per contrastare il male.
Fino a che anche solo una foglia spunterà da quei
rami rinsecchiti, ci sarà un domani, e ci sarà la
possibilità che si tratti di un domani migliore”
abbassò lo sguardo sul proprio
orologio, un vecchio modello di quello del giovane.
“E’ ora. Vai adesso.”
Il
giovane chiuse la valigia e si alzò, incamminandosi
con la pianta in
mano.
Si presentò al mondo sotto un manto di stelle, in
una notte gelida.
L’aria era pungente e prometteva neve.
Si fermò un attimo, posò la pesante valigia, si aprì
il cappotto nuovo e si sistemò la piantina sotto il
maglione, vicino al cuore, perché stesse al caldo.
Si riabbotonò con cura il cappotto, sollevò il
bagaglio… e sorrise al mondo che gli porgeva il
benvenuto.
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