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estratto
Oceano
Atlantico -
1662
Era
la mattina del 19 novembre, il cielo era insolitamente
limpido per quel periodo dell'anno, tanto che l'occhio
poteva spaziare per miglia in qualsiasi direzione, fino
all'orizzonte, senza che un'ombra di foschia ne
impedisse la veduta. Il vento gelido gonfiava le vele
spiegate come enormi palloni, facendole vibrare
paurosamente ad ogni raffica, e le sei navi, come spinte
dalla mano di Dio, scivolavano senza peso sull'acqua, in
una incessante altalena tra onde voraci e mulinelli
gorgoglianti.
L'odore della salsedine investiva l'aria umida,
diventando sempre più pungente man mano che la flotta
procedeva verso il largo, lasciandosi alle spalle la
costa che scompariva progressivamente oltre la
superficie argentea del mare.
In poco tempo lo sciabordare incessante e lamentoso
delle navi sovrastò ogni altro rumore e il rollio
aumentò.
Dorian Hugh O'Rourke, a bordo dell'ammiraglia Redfury
of Northsea, una fregata di ottanta tonnellate
armata di ventiquattro cannoni, scorreva pensieroso con
lo sguardo da un vascello all'altro, soffermandosi sulle
forme tozze, che li rendevano troppo lenti e difficili
da manovrare, e divagando distrattamente sulle modifiche
che si sarebbero rese necessarie una volta giunti a
destinazione.
Involontariamente i ricordi riaffiorarono. Cullate nella
sensazione di tranquillità che il mare aveva sempre
saputo infondergli, immagini del passato si sovrapposero
alla visione reale, in una dolorosa giostra di
rimpianti.
L'immagine di Lord Harold, sul suo letto di morte,
irruppe con prepotenza nella sua mente, balenandogli
davanti agli occhi e riempiedogli gli orecchi di un
silenzio opprimente. Non aveva mai amato suo padre.
Si appoggiò con lentezza al parapetto, lo sguardo
fisso, l'espressione indecifrabile.
Ma lui, sì, lui doveva averlo amato. A modo suo.
Si era fermato a Londra solo il tempo necessario a
espletare le formalità. Un funerale commovente, le
condoglianze dei parenti, la lettura delle ultime volontà...
Il suo nome era noto nella patria di suo padre, molti lo
chiamavano eroe, c'era chi lo rispettava e chi lo
temeva.... ma in quel contesto, impassibilmente
appartato dal resto della famiglia sconvolta dal dolore,
egli non era che il bastardo irlandese di sir Anthony
Harold, il figlio dal cuore di ghiaccio.
Quando aveva appreso dei lasciti riservati a lui la sua
sorpresa era stata autentica, e quel velo di
indifferenza che inondava il suo sguardo era calato
impercettibilmente...
L'aria fredda lo fece rabbrividire, scompigliandogli i
lunghi capelli rossicci ed insinuandosi sotto la sottile
stoffa della camicia.
Dal ponte della Forthsite,
che navigava alla sua destra, Jonathan il matto gli fece
un cenno con le mani, strappandogli un sorriso
divertito, mentre alcune parole oscene si persero nel
fragore del vento e delle onde.
Si rizzò in tutta la sua considerevole statura e una
luce ambigua lampeggiò per un istante nei suoi occhi,
neri come una notte senza luna, minacciosi come la
tempesta. Con passo veloce e sicuro, indisturbato
dall'oscillare costante della nave, attraversò il
ponte, controllando a rapide occhiate il lavoro degli
uomini, fissando egli stesso i nodi di un paio di funi,
e si diresse al timone.
Un uomo dall'aspetto feroce e il torso orribilmente
segnato da profonde cicatrici, lo accolse con una
smorfia ostile.
- Stiamo entrando in zone calde Sharky, vira di un
quarto a dritta e mantieni questa rotta... -
L'uomo sputò in terra ed eseguì la manovra. Il
secondo, che seguiva le manovre dal cassero di poppa,
lasciò la sua postazione e gli si affiancò.
- ...un uomo sulla coffa di mezzana, mollare la vela di
mezzana! Issare il fiocco. - l'ordine risuonò levandosi
dal ponte.
Ci fu movimento sulla coffa e sulle sartie, mentre le
grandi vele venivano in poco tempo spiegate al vento.
Dorian alzò gli occhi oltre le vele di gabbia,
soffermandosi sulla figura immobile della vedetta
ingobbita sotto una coperta umida, percossa dal vento,
intenta a controllare il tratto di mare che li
circondava. Un pezzo scolorito di stoffa che sventolava
selvaggiamente sulla cima dell'albero maestro attrasse
la sua attenzione e provocò un leggero cipiglio.
- E fai tirare giù quella bandiera! - aggiunse
cupamente rivolto al secondo.
- Giù la bandiera! - urlò questi, senza trattenere un
sorriso divertito.
- Mi chiedevo quando l'avresti detto. - biascicò
Sharky, nascondendo dietro l'espressione severa la
propria soddisfazione.
Dorian finse di non udirlo. Con un'occhiataccia li lasciò
entrambi allontanandosi a lunghe falcate, diretto
sottocoperta.
Quando Henry il guercio dal castello di poppa della
Prince of England, vide la bandiera inglese della Redfury
scendere velocemente lungo l'albero e scomparire
afflosciandosi tra le vele spiegate e le sartie di
gabbia, la bocca gli si piegò in una smorfia di
compiacimento.
- Si è deciso finalmente, che il diavolo lo porti! -
brontolò con voce rauca, quindi, posato il suo unico
occhio su un giovane mozzo, ordinò - Tu! Fai sparire
quella bandiera da lassù! -
In breve, le altre navi seguirono l'esempio della Redfury
e della Prince of
England. Uno dopo l'altro, Walter Thomas Avery sulla
Plymouth,
Johnny McFee sulla Judith,
sir Thomas Grant sulla Holden,
e il matto sulla Forthsite,
fecero ammainare le loro bandiere e, tra risate e
battutacce, seguirono l'ammiraglia, che s'addentrava,
veloce come uno squalo, nelle acque atlantiche al largo
della Spagna.
Sceso sottocoperta, Dorian varcò la soglia del
proprio alloggio, piuttosto spartano a dispetto delle
lussuose cabine degli ufficiali delle fregate
autentiche. La Redfury
non ostentava intagli dorati né preziosi tendaggi,
sebbene fosse stata per anni fonte di ricchezze
inestimabili. Si presentava essenzialmente come una nave
da guerra, dotata di un ponte dei cannoni coperto e di
una santabarbara ben fornita posta sotto il livello
dell'acqua.
La luce grigia del giorno entrava dalla piccola apertura
del boccaporto, illuminando debolmente una testa rossa
come il fuoco, china su un mucchio di carte nautiche.
L'espressione corrucciata del suo volto si distese.
- Hai l'aria concentrata, Gavin. - constatò, mentre,
avvicinandosi di qualche passo alla scrivania, si
toglieva le pistole dalla cintura e le posava
rumorosamente sulle carte, accanto agli strumenti di
navigazione.
Due occhi limpidi, verdi come i mari verso cui erano
diretti, si alzarono e sul viso giovane, cosparso di
lentiggini, si dipinse un grande sorriso.
- Fratello! Non ti ho sentito entrare. -
- Non avresti sentito una cannonata. - puntualizzò
togliendosi la camicia.
- Che stai leggendo? - chiese facendo cenno alla
scrivania.
Il ragazzo riportò l'attenzione alle carte.
- Stavo cercando di capire come calcoli le rotte... -
Dorian gli si mise dietro e diede un'occhiata a ciò che
egli stava scribacchiando su un pezzo di carta. Non fece
alcun commento, prese invece la lampada e la accese,
perché potesse vederci meglio.
- Hai freddo? - gli chiese, notando che si era avvolto
in una coperta.
Un tremito involontario al livello delle spalle gli
diede la risposta che non arrivava, con un sospiro
attraversò la stanza e chiuse il boccaporto.
- In Irlanda non faceva freddo? - si sedette su una
sedia e si tolse uno stivale dopo l'altro, scordandosi
di aver mai formulato una domanda.
Si buttò sul letto, e chiuse gli occhi.
L'Irlanda... sul suo volto si dipinse una smorfia
cinica, piena di ironia. La sua terra non era affatto
cambiata, dal giorno in cui l'aveva lasciata. Né sua
madre, seppur fossero passati più di vent'anni.
Aveva creduto di poter rimettere piede nel suo paese
natio, protetto dal muro del tempo, che sembrava aver
cancellato gli amari ricordi di quella breve
fanciullezza... ma si era sbagliato. L'avversione ed il
rancore erano riaffiorati, provocandogli un senso di
soffocamento.
Tra i potenti membri della famiglia O'Dowd, della costa
occidentale, egli era il figlio inglese, colui che aveva
rinnegato le sue origini, spezzato ogni legame con la
sua terra.
Ma più del disprezzo di quei parenti non suoi, a farlo
pentire di quel ritorno avventato era stata la
drammatica scena impastata di dolci parole e di lacrime
facili che Lilith O'Rourke, lady O'Dowd, aveva fatto al
suo arrivo inaspettato.
Non era rimasto che pochi giorni... non vi sarebbe
tornato mai più.
Il suo carattere ombroso ed il suo spirito ribelle,
pieno di cicatrici e di cinismo, non avrebbero
sopportato una permanenza più lunga.
Aveva preso il mare a notte fonda, all'improvviso, senza
salutare nessuno, e soprattutto senza vedere la madre:
per lei, anche se non lo avesse mai ammesso, sarebbe
stata una liberazione, come lo era già stato vent'anni
addietro.
Era stata una spiacevole sorpresa, una volta dentro la
marea, in rotta verso l'Atlantico, sorprendere il figlio
di sua madre nascosto nella stiva. Sapeva cosa si
sarebbe detto tra gli O'Dowd e tra gli O'Rourke. La
storia si ripeteva, ma, questa volta, non era il figlio
inglese a lasciare l'amata Irlanda!
All'improvviso Gavin si voltò verso di lui: - Dorian? -
- ...mm?... -
- Cos’è questa zona tratteggiata? Incrocia tutte le
rotte in punti diversi dell'oceano, ma non ha verso ed a
tratti è indefinita... -
Il silenzio dominò per un impercettibile istante.
Dorian non si mosse, ma un ghigno malizioso gli si
dipinse sulla bocca.
- Quelle, fratello, sono le rotte delle navi spagnole...
- non riuscì a trattenere un sorriso, poiché il
respiro del giovane si era fermato, - ... e sono le
nostre rotte ad incrociarle. - concluse.
Appoggiato
al parapetto sul ponte di comando della Plymouth,
Walter Avery, cannocchiale alla mano, studiava
l'orizzonte alla loro sinistra. Il vento soffiava con
violenza, e ad ogni raffica nuvole di goccioline gelide
e salmastre lo investivano schiaffeggiandolo.
- Siamo troppo veloci! - sbottò una voce adirata alle
sue spalle - la vela di trinchetto è sotto sforzo, non
regge a questa andatura. Se continuiamo così la
perderemo. -
- Abbi fiducia Paul. - lo ammonì, e tuttavia non potè
evitare di lanciare un’occhiata preoccupata all'albero
di prua. Alzò lo sguardo alla vedetta e attirò la sua
attenzione con un fischio; dall'alto un ragazzo si
sporse, facendogli un cenno negativo con la mano.
Si passò una mano nei capelli bagnati, distrattamente,
quindi richiudendo il cannocchiale che stringeva ancora
tra le mani, si accinse a scendere sottocoperta.
La flotta mantenne l'andatura imposta dalla nave
ammiraglia per tutta la giornata, solo verso il tramonto
Dorian fece serrare trinchettino, velaccio, fiocco e
controfiocco, il veliero diminuì sensibilmente la
velocità, ed egli finse di non accorgersi dei sospiri
di sollievo che s'alzavano tra l'equipaggio.
Durante la notte il vento calò, e il beccheggiare degli
scafi sull'acqua s'addolcì. La temperatura era scesa
terribilmente, e gli uomini di guardia, protetti da
qualche coperta o mantello di lana, tentavano di
riattivare la circolazione nelle membra gelate,
camminando continuamente, su e giù per le loro
postazioni.
Ad avvistarle per primo fu la vedetta della Forthsite.
Quindi, il grido "Vele a babordo!" si spostò
di nave in nave fino a che tutti, silenziosi per
l'eccitazione, si volsero verso l'orizzonte in una
mistica attesa.
Il sole stava sorgendo e cominciava a rischiarare,
quando, come apparsi dal nulla, avvolti da una lieve
foschia, si stagliarono gli alberi velati di un numero
indefinito di galeoni. Dorian urlò gli ordini e la Redfury,
subito imitata dalle altre, abbassò il fanale di poppa
e virò di dritta. Le vele vennero orientate al vento e,
protetti dall'oscurità, si misero a navigare a grande
velocità verso ovest, parallelamente alla flotta
spagnola, che ora appariva immensa.
Sulla
nave ammiraglia, il San
Salvador, un galeone di centoventi tonnellate,
armato di ventotto cannoni, Don Alfonso Corraya y
Calente guidava le cento navi della sua flotta verso la
patria Spagnola.
La responsabilità sulle sue spalle era di proporzioni
gigantesche, poiché era cosciente del fatto che nelle
stive di quei legni stava ammucchiata la ricchezza della
Spagna, in oro e argento, per almeno i dieci anni
successivi. Ciononostante si sentiva al sicuro, convinto
che nessuna nave corsara si sarebbe arrischiata ad
attaccare un insieme tale di navi e vascelli armati.
Soddisfatto e pieno di sé, si accarezzò il pizzo che
gli ricopriva il mento pronunciato, sognando gli onori e
la gloria che sarebbero derivati da quell'impresa. Certo
sua maestà cattolicissima non era prodiga in
elargizioni di danaro, ma la sua gratitudine e
benevolenza potevano aprire porte ambite. E con
l'autorità che i titoli conferivano, accumulare ingenti
ricchezze non era un problema, nel nuovo mondo.
Una luce tenue aveva cominciato a indorare l'orizzonte
mentre procedevano lentamente, pesanti del loro carico,
nell'oscurità. Il vento si era alzato
impercettibilmente e una falce argentea di luna faceva
brillare i flutti marini.
- Ammiraglio! - la voce compita del vicecomandante lo
riportò al presente.
Con un cenno distratto della testa rispose al saluto
militare che gli veniva rivolto e lo invitò a parlare.
- Ci è stato segnalato dalle retroguardie che il San
Juan, un galeone di coda, ha avuto problemi a bordo.
Un pennone si è abbattuto sul ponte e hanno perduto la
vela maestra. La stanno sostituendo, ma sono obbligati a
rallentare, e presto rimarranno indietro. -
- Chi è al comando? - s'informò.
- Il capitano Perez, signore. -
- Bene - concluse con relativa calma, - segnalate alla
viceammiraglia di coda, la Giralda,
di diminuire la velocità senza staccarsi dal resto
della flotta, e di farla scortare da un paio di navi
minori. Saremo meno compatti... - aggiunse accigliandosi
-... ma non lo perderemo. -
- Sissignore, eseguo immediatamente. - e s'allontanò.
Sebbene si trovassero ancora lontani dalla terraferma,
la maggior parte della traversata si era compiuta, ed
era stata tranquilla. Don Alfonso si convinse che niente
sarebbe potuto accadere in quel tratto di mare
relativamente breve.
Si sentì un leone, e in parte gli dispiacque di non
aver avuto la possibilità di misurarsi con qualche
pirata inglese, poiché una vittoria contro di essi
avrebbe di certo notevolmente aumentato i suoi meriti e
reso la sua impresa grandiosa, una volta giunto a
destinazione.
Stava facendo queste e altre considerazioni, la bocca
sottile atteggiata in un sorriso ambiguo, quando gli
giunse agli orecchi la notizia che temeva e agognava con
lo stesso ardore.
Sobbalzò sulle gambe, mentre il grido "Navi a
babordo!" si spargeva di ponte in ponte, per tutta
la flotta, seminando panico tra gli equipaggi, ed
eccitazione tra gli ufficiali.
Binocolo alla mano, Corraya cercò di localizzarle, il
cielo era ancora scuro. Probabilmente se fosse stato
giorno fatto le avrebbero avvistate da un pezzo, e
inveceerano stati colti di sorpresa. Stavano navigando
speditamente in direzione opposta alla loro, mantenendo
una distanza che li rendeva irraggiungibili dalle loro
bordate.
L'odore del pericolo gli chiuse il cuore in una morsa.
- Che bandiera battono? - chiese con un grido senza
distogliere l'attenzione dalle ombre delle navi
all'orizzonte.
Fu la vedetta che urlò la risposta, e fu una risposta
che gli raggelò il sangue nelle vene: - Nessuna! -
Solo un uomo era tanto impudente da solcare i mari privo
di bandiera!
La rabbia lo invase, il volto si chiazzò di rosso
mentre gli occhi scuri si riducevano a due fessure
minacciose: quello era O’Rourke, il corsaro.
A un tratto, come se qualcosa l'avesse improvvisamente
illuminato, seppe quello che il pirata avrebbe fatto.
Spalancò gli occhi e perse anche l'ultimo barlume di
autocontrollo, mentre inferocito si rivolse urlando ai
propri uomini.
- Ci colpirà alle spalle!
Avvertite la Giralda,
quel bastardo punterà su qualche galeone di coda, ne
sono certo!... - respirava affannosamente, lottando
contro il tempo, alla disperata ricerca d'una via
d'uscita - ... gli si attaccherà come una sanguisuga
facendosene scudo, e noi non potremo rispondere al fuoco
senza rischiare di colpire le nostre stesse navi! -
Si fermò un attimo a riflettere. O’Rourke era come
uno squalo, puntava la preda, la colpiva a morte e se la
trascinava via... pensò, ma quella volta aveva
sbagliato bersaglio, quella che stava puntando era la
coda di una balena, ed avrebbe pagato a caro prezzo la
sua spudoratezza.
Il San Salvador spiegò ogni vela e sotto gli occhi attoniti degli
equipaggi dei galeoni che la seguivano a breve distanza,
fece dietrofront, in una larga virata di dritta. Quasi
contemporaneamente gli sportelli sui lati dello scafo si
spalancarono, mostrando le bocche brunite dei cannoni,
pronti a far fuoco. Di propria iniziativa, i comandanti
di un paio di vascelli di scorta, avendo intuito la
manovra, fecero altrettanto, staccandosi dal corpo della
flotta che seguitava a procedere lungo la rotta
originaria, e gli si misero di coda, armando i cannoni.
Aggrappato
alla balaustra del castello di poppa della Redfury,
Gavin O'Dowd osservava affascinato la febbrile attività
che dilagava tra la ciurma, visibilmente eccitata al
pensiero di una battaglia. Il ponte gremiva di uomini
dall'aspetto spaventoso, armati fino ai denti di
pistole, spade e coltelli, mentre accanto ai cannoni
venivano ammucchiate munizioni e polvere da sparo.
Dorian impartiva ordini con la sicurezza e la tracotanza
di chi non aveva mai perduto una battaglia. Sembrava
invulnerabile, ed egli sentì di ammirarlo come non
aveva mai ammirato nessun altro.
Gli aveva ordinato perentoriamente di non muoversi dalla
cabina, ma Gavin non si sarebbe perso quello spettacolo
per niente al mondo.
La Holden, la Judith e la Prince
of England li seguivano a breve distanza, la Forthsite navigava alla loro destra mentre la Plymouth stava di coda.
Gli urli di battaglia di Johnathan il matto arrivarono
fino alle orecchie di Walter, ed egli sorrise. Aveva una
luce strana che gli illuminava lo sguardo mentre, con
mani ferme, caricava prima una pistola poi l'altra,
cacciandosele nella cintura.
In quel momento gli spagnoli dovevano averli già
avvistati. La Redfury
mantenne la rotta fino a quando gli apparve la
retroguardia della flotta. Gli occhi incollati al
cannocchiale, Dorian studiò e valutò il nemico
individuando la preda: un galeone che, per qualche
ragione misteriosa, era rimasto appartato in coda e
procedeva lentamente.
Non era isolato, poiché alcune navi sembravano aver
rallentato appositamente per non lasciarlo privo di
protezione ma, anche se bene armate e pronte a
combattere, non sarebbero state in grado di difenderlo.
La bocca piegata in un sorriso diabolico, lanciò gli
ordini, prontamente segnalati ai cinque vascelli dietro
di loro.
La luce dell'alba cominciava a delineare i profili degli
scafi, il cielo era di un blu cobalto acceso e contro di
esso si stagliava il biancore delle vele nemiche.
All'improvviso la flotta corsara virò, venendo a
trovarsi a un'angolazione di un quarto rispetto ai
galeoni spagnoli, e puntava diritto contro la zona di
mare immediatamente dietro la poppa del San
Juan. Perez si sentì morire, mentre in preda al
panico cominciò ad ordinare il fuoco, e così fecero i
comandanti della Giralda
e delle navi esterne. Dalle bocce dei cannoni si
levarono fiamme accecanti, mentre l'acqua tutt’intorno
cominciò a ribollire di bordate.
Sulla Redfury regnava un incredibile silenzio, gli uomini, a gruppi di tre
per ogni pezzo, attendevano, fremendo per l'impazienza,
lo sguardo fisso al loro capitano. Solo quando un colpo
rischiò veramente di colpirli, inondando il ponte di
acqua, Dorian levò la mano armata in aria e, con un
grido la lasciò cadere. Nell'istante immediatamente
successivo il ponte tremò sotto il rinculo dei cannoni,
quindi, passati i tre minuti che servirono agli uomini
per ricaricarli, fecero di nuovo fuoco.
Dietro l'esempio dell'ammiraglia, la Holden
e la Judith,
iniziarono a far fuoco a loro volta, mentre la Forthsite
superava sulla sinistra la prua della Redfury
e iniziava una manovra di accerchiamento spedendo alcune
scariche contro la poppa della San
Juan nel tentativo di colpire il timone.
Una bordata cadde sul ponte della Giralda,
decimando gli uomini e rendendo inutilizzabili un buon
numero di pezzi, un'altra mandò in frantumi un albero
del San Juan,
trasformando ciò che ne restava in un'unica, immensa
lingua di fuoco.
Erano abbastanza vicini e Gavin, pietrificato al suo
posto, poteva distinguere i marinai accorrere dalle loro
postazioni tra i corpi agonizzanti dei feriti, nel
tentativo di sedare l'incendio. Vide un uomo avvolto da
una cortina di fuoco, gettarsi al di sopra della murata
con un grido che non aveva nulla di umano, e finire in
acqua, dove comunque avrebbe trovato la morte. Un conato
di vomito lo fece piegare su se stesso.
Troppo tardi, Dorian si avvide dell'enorme galeone e dei
due vascelli che lo scortavano.
Protetto dalle masse delle proprie navi, il San
Salvador aveva raggiunto la Giralda
e, come apparso dal nulla, superava rapidamente il San
Juan, già fermo e in balia del nemico.
La Redfury se lo trovò diritto di prua.
La Forthsite, tentò una virata improvvisa, con l'intenzione di
togliersi dalla linea di fuoco ma nella manovra si
inclinò violentemente, sbalzando fuori bordo parecchi
uomini e diversi cannoni, mentre il pennone di gabbia,
tranciato da una prima bordata, si portava via la vela.
In men che non si dica una pioggia di bordate investì
le navi corsare, senza che queste fossero preparate a
riceverla.
Rincuorato da quella svolta in loro favore, Perez mise
insieme gli uomini che gli restavano e ricominciò a far
fuoco in modo convulso e continuo, colpendo, forse più
per fortuna che per abilità, il ponte della Holden.
Tra urli e bestemmie, l'equipaggio della Redfury
si trovò sotto i colpi micidiali inferti dal San
Salvador con cura e precisione.
- Togliamoci di qui! - urlò Dorian, gettandosi sul
timone, mentre Sharky e altri marinai armeggiavano con
le vele.
Una bordata aprì uno squarcio sulla fiancata, un'altra
tranciò l'albero maestro che, in una nuvola di polvere,
cadde, trascinandosi dietro le vele infuocate, e si
schiantò sul ponte con un incredibile frastuono.
Gavin, sbalzato a terra dallo spostamento d'aria
provocato dallo scoppio, evitò per un miracolo di
esserne travolto, mentre un'ondata di pezzi e schegge di
legno lo investì ferendolo.
Lingue di fuoco iniziarono ad aggredire ogni cosa.
- Acqua nella stiva, capitano! -
Dorian, aggrappato alla barra del timone abbaiò gli
ordini agli uomini che lottavano con le sartie e gli
stralli di maestra, i pennoni e le vele di gabbia e di
maestra vi erano rimasti imprigionati e nel rollare
incostante della carena tra i marosi, stavano tirando giù
la nave.
- Tesate le vele! Spiegare tutta la tela che abbiamo! -
- Capitano una pompa si è bloccata, la falla è troppo
grossa! Stiamo imbarcando acqua a fiumi! - dal
boccaporto un uomo, zuppo d'acqua fino al midollo,
urlava a perdifiato.
- Inzeppate coperte e amache nella falla, arginatela! -
la voce di Dorian era appena udibile sotto il fragore
della battaglia - Asce alle mani, togliete quell'albero
dal ponte e liberatelo di quelle vele! -
Nel lasso di tempo di un secondo il ponte fu percorso
dai colpi delle asce inferti dagli uomini a ciò che
rimaneva dell'albero maestro.
Quando finalmente cominciarono a virare per sottrarsi al
fuoco nemico, la grande nave accusò un ennesimo colpo,
ebbe un terribile sussulto che la spinse in avanti; la
barra del timone sferzò con forza Dorian,
catapultandolo sul ponte. Si udì uno schianto atroce
poi, lentamente, in balia del vento e delle onde, la Redfury
iniziò ad inclinarsi.
In quel momento la prua della Holden
si insinuò tra loro e il nemico, con la chiara
intenzione di proteggerli, e ingaggiò uno scontro senza
pari.
Johnny McFee, sulla Judith,
li superò da destra posizionandosi in modo da coprire
la ritirata della Forthsite.
Quando ormai fu chiaro che la Redfury
si stava inesorabilmente inabissando, la Prince
of England le
si affiancò, imbarcando ciò che era rimasto
dell’equipaggio, mentre la Plymouth
ne
copriva la manovra.
Invaso da una rabbia sorda, Dorian, suo malgrado, ordinò
la ritirata.
Mentre i marinai abbandonavano la nave, nella confusione
più totale, egli si precipitò alla ricerca del
fratello urlando il suo nome.
In quel parapiglia generale, coperto di sangue e di
fuliggine, Gavin cercò il fratello, proteggendosi con
le braccia gli occhi dal calore delle fiamme. Inciampò
sul corpo di un marinaio, finendo a faccia in giù
contro un barile di polvere da sparo.
- Oh Cristo! - gemette. Si rialzò con tutta la rapidità
che il suo corpo dolorante gli permise. Cercò di
allontanarsi quando, con un agghiacciante crepitio, il
pennone di mezzana consumato dal fuoco, iniziò a
scivolare contro l'albero, cadendo sul barile. Fece
appena in tempo a volgere lo sguardo in quella direzione
e a lanciarsi contemporaneamente in avanti.
Il barile esplose investendo il ponte e la nave sobbalzò,
gettandolo in mare.
L'acqua gelida lo accolse come in una morsa, mozzandogli
il fiato. Quando riemerse respirando affannosamente, si
accorse di non essere solo.
Alcune teste sporgevano dall'acqua, muovendosi tra le
onde.
- Ragazzo, aggrappati! -
Un marinaio accanto a lui lo agguantò per la camicia,
spingendolo verso un relitto. Tossendo e sputacchiando
egli lo afferrò e si volse verso la Redfury,
ormai preda delle fiamme. Sentì un terrore sordo
impadronirsi di lui e cominciò a tremare convulsamente.
- Nuota ragazzo!... - sentì la stessa voce intimargli -
... dobbiamo tirarci via di qui, prima che ci porti giù
con lei!... -
Con gli occhi che bruciavano di lacrime, cominciò a
nuotare, tra il risucchio dell'ammiraglia che
sprofondava, e
le onde enormi, provocate dal movimento degli scafi e
dai contraccolpi delle cannonate.
Davanti a loro c'era la Holden:
la salvezza.
Nell'istante in cui questa si mosse, un urlo straziante
proruppe dalla sua bocca, mentre, paralizzato dal freddo
e dall'angoscia, la guardò allontanarsi. Non li avevano
visti e non li potevano sentire. Per loro era la fine.
Si appoggiò piangendo al pezzo di legno cui era
attaccato, e pregò affinché la morte venisse presto e
indolore.
Quando
quasi tutti erano stati issati a bordo e Dorian ancora
non si vedeva, Henry il guercio diede in escandescenze.
- Per tutti i diavoli dell'inferno, dove si è cacciato
quel bastardo? -
Con voce feroce diede un ordine perentorio, i suoi
uomini impallidirono ma non osarono protestare.
S'avvicinarono talmente all'ammiraglia che per poco le
fiancate non cozzarono l'una contro l'altra.
Sporto oltre il parapetto Henry chiamò più e più
volte.
Scorse un movimento sul ponte, tra la cortina di fumo
che s'alzava dalle fiamme, poi, all'improvviso, ci fu
l'esplosione e vennero investiti da una miriade di
lingue di fuoco che si attaccarono ovunque.
- Spegnete quei fuochi! - urlò, si tolse la giacca,
agguantò la fune di un paranco e si diede una spinta,
volò oltre la murata e atterrò sul ponte semidistrutto
della Redfury.
Con un cenno ordinò ai suoi uomini di allontanare la
nave, ma dovette sparare loro un colpo di pistola prima
che si decidessero ad obbedirgli.
Imprecando, Henry iniziò a cercare Dorian tra i corpi
privi di vita.
Vedendo la Prince
of England allontanarsi, Sir Thomas Grant fece
muovere la Holden
a tutta velocità, virò verso nord est, dietro la Judith e la Forthsite,
portandosi fuori della portata del San
Salvador e allontanandosi da quella posizione
precaria, prima che la santabarbara della Redfury
saltasse in aria.
Nel momento in cui anche la Plymouth
manovrò per superarla da destra, la sagoma di un uomo,
piegato sotto il peso di un altro, si stagliò contro il
fumo e le fiamme, e un attimo dopo saltò nel vuoto,
finendo nel ribollimento dell'acqua.
Walter lasciò il posto di comando e, come una saetta,
si lanciò attraverso il ponte, a proravia, urlando a
piena voce: - Uomo in mare! Paul vira a sinistra... giù
le funi, presto. Presto!... -
Si sporse oltre il parapetto e riconobbe Henry, che
nuotava verso di loro trascinando un corpo inanime.
- Non rallentate! - gridò, quindi si tolse la giacca
gli stivali e, prima che gli uomini riuscissero a
bloccarlo, si buttò.
Nuotò con tutta la forza di cui poteva disporre, poiché
era cosciente che a quella velocità la nave li avrebbe
perduti in un tempo brevissimo.
Raggiunse i due uomini, agguantò il braccio libero di
Dorian, e riprese a nuotare verso la Plymouth.
Nel momento in cui, con uno sforzo supremo, riuscì ad
afferrare una delle funi che pendevano al livello del
mare, seppe che i suoi ordini non
erano stati eseguiti, e una luce calda gli
illuminò per un attimo gli occhi irritati dal sale.
Quando il corpo di Dorian fu tirato a bordo, e Henry e
Walter si lasciarono cadere esausti oltre il parapetto,
sulla superficie scabra del ponte, la nave riprese la
sua corsa, lasciandosi alle spalle le sagome dei galeoni
vittoriosi, e la carcassa infuocata di uno dei più
temuti vascelli corsari.
Walter respirava ancora affannosamente, mentre alla
scena reale la sua mente sovrappose immagini del tempo
passato.
Aveva passato gli ultimi cinque anni a bordo di quella
nave, e, Cristo, il suo cuore gli doleva come se avesse
perso un compagno.
- Ma cosa diavolo faceva ancora a bordo
quest'incosciente?... - proruppe all'improvviso,
spostando la sua attenzione sul corpo immobile di
Dorian.
Henry, l'occhio chiuso e il fiato corto, scrollò le
spalle, senza tradire alcuna emozione.
- Ha uno squarcio profondo sulla coscia... - l'informò
con voce atona - ... gli si era conficcato un pezzo di
legno. - spiegò.
- E sulla testa? - chiese Walter notando il bozzo sulla
fronte.
- ... quello gliel'ho fatto io. -
- Non dirmelo! - Walt sogghignò.
Con un sospiro il guercio s'alzò: - Sì, e non voglio
esser qui quando si sveglierà. -
Nella
sua cabina, comodamente seduto sulla sua poltrona, Don
Alfonso si congratulava con se stesso per lo
straordinario successo riportato. Si accarezzò la barba
sorridendo.
Aveva affondato la nave corsara che per cinque anni
aveva solcato le acque dalle colonie del nuovo mondo
all'Europa, facendosi beffe dell'intera flotta spagnola,
depredando un galeone dietro l'altro e appropriandosi di
immense fortune ai danni della corona spagnola. Si
sentiva soddisfatto ed eccitato.
Sapeva che Dorian non era morto, i suoi compari si erano
gettati sulla Redfury ferita a morte come un branco di elefanti intenti a
proteggere un loro piccolo. La velocità e la prontezza
di riflessi dei suoi uomini avevano impedito a Dorian di
soccombere, quel giorno, ed egli si ritrovò suo
malgrado a invidiare il suo nemico.
Bussarono alla porta e, a un suo invito, questa si aprì.
Un ufficiale entrò nella stanza e salutò militarmente.
- Signore, i superstiti che abbiamo ripescato e fatto
prigionieri sono stati incatenati e attendono sul ponte.
-
- Bene Sanchez, andiamo, voglio vederli. -
La luce grigia dell'aurora illuminava i loro corpi
sudici e bagnati, nonché l'ostile fierezza dei loro
sguardi. Alcuni di essi erano feriti, ed erano
accasciati a terra, semisvenuti. Soffrivano in silenzio.
L'attenzione dell'ammiraglio fu catturata per un momento
da una capigliatura d'un rosso acceso, china, incassata
tra due spalle troppo esili.
- Conoscete la vostra sorte... - sentenziò in inglese
con voce sferzante - ... i feriti gravi saranno uccisi,
gli altri saranno sbarcati in Spagna e consegnati alle
autorità.-
Il ragazzo dai capelli rossi alzò lo sguardo
all'improvviso, Don Alfonso lesse odio in quegli occhi
gelidi, e involontariamente lo immaginò con qualche
anno di più. Sarebbe stato un nemico implacabile, forse
più di Dorian.
- Mio fratello si vendicherà!! - urlò con enfasi - Ti
ucciderà con le sue mani, bastardo spagnolo!!... -
Sanchez, che comprendeva la lingua, alzò una mano per
colpirlo ma fu inaspettatamente bloccato da Corraya, i
cui occhi erano istantaneamente divenuti due fessure
minacciose.
- Fratello? - domandò.
Gavin fece un passo avanti, facendo tintinnare le catene
alle caviglie, e con una smorfia di disprezzo sputò per
terra, ai piedi dello spagnolo.
- Hai il segno della morte in faccia, Hidalgo! -
Un silenzio carico di tensione calò sul terzetto,
Sanchez sentì un brivido gelido percorrergli la schiena
mentre un'ombra d'ubbia s'insinuava nella sua mente.
Don Alfonso non diede segni di timore, mentre il suo
secondo aveva visto in quelle parole di morte una
premonizione di sventura, egli non l'aveva considerato
che una sfida. Si accarezzò la barba.
- Il fratello di Dorian! - disse infine, pregustando a
quella rivelazione, il sapore dolcemente inebriante di
una sottile vendetta.

Corinna
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